Il palazzo edificato in capo a Piazza delle
Erbe da un ramo della grande famiglia Maffei è la più fastosa conclusione
di questo luogo millenario già "forum" romano, perenne
cuore e mercato di Verona.
Una scenografia insolitamente barocca
in una città dove si è sempre apprezzata la classicità.
Ma
il ramo dei Maffei di San Benedetto, detto "di piazza" per
il luogo dove svolgeva le proprie attività bancarie, intendeva
far apparire qui la sua potenza e ricchezza ed edificò il
palazzo nel 1668 "su disegno venuto da Roma": la prova
del potere e del censo.
Non si conosce il nome dell'architetto ma
se ne ammira la valentia nell'insieme delle strutture
e nella prodigiosa scala elicoidale che sale dai sotterranei
alla terrazza poggiando soltanto gradino su gradino senza
bisogno della consueta "spina" centrale.
Uno scalone che si avvita dai
profondi meandri che continuano a svelare testimonianze
di antichi edifici romani, colonne, ari, capitelli -
ultimo è l'altare
dedicato "Iovi Optimo Maximo
Ordo Veronensiom" a Giove Ottimo Massimo dal Consiglio Comunale
di Verona", a quello che un tempo era il giardino pensile con
cipressi , limoni, aranci, cedri e fontane.
Scritte, motti e sentenze
ornano il cortile e sentenziano: "Continenza non affluentia",
un modesto benessere, non una ricchezza senza misura;
oppure "Maiora
ansuri si maior census", pronti a maggiori imprese se sarà maggiore
la ricchezza.
Saggezza, tracotanza, superbia e audacia di chi si sente
al vertice. All'interno, ai piani nobili, stanze affrescate,
ricche di stucchi e di "aura".
Il Ristorante Maffei offre
la sua ospitalità in questo ambiente
carico di memorie e atmosfera di una famiglia e di una città.
In alto sulla balaustra che chiudeva il giardino pensile
si snoda il balletto da teatro d'opera
seicentesco interpretato dagli dei dell'Olimpo.
Da destra
Minerva, Apollo, Mercurio, Venere, Giove e per ultimo,
bianchissimo perché di marmo pario rinvenuto nei sotterranei,
anziché di tufo, Ercole il possente.